a
Trento
Franz
Von Stuck - Genio irrisolto
Trento - 26 - 11 - 2006
Rivisitato il
caposcuola della Secessione di Monaco
Indagine a tratti
inedita anche per gli studiosi d'Oltralpe

Von Stuck -
Autoritratto

Von Stuck - Lucifero
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Lucifero, Franz von Stuck, 1891 All’artista
tedesco Franz Von Stuck (Tettenweis 1863 -
Monaco 1928) il Mart di Trento, dedica una
mostra nella sede del Palazzo delle
Albere. Fino al 18 marzo 2007 (dal
martedì alla domenica, dalle 10 alle 18)
si potrà apprezzare lo spirito
rivoluzionario di questo pittore tedesco,
vissuto a cavallo tra fine '800 e inizio
'900. Artista polivalente, Von Stuck si
occupava anche di scultura, di fotografia,
di disegno, insegnando anche all’Accademia
di arti figurative di Monaco. Noto alle
cronache dell’epoca come capostipite dei
secessionisti monacesi, operò in Italia fino
al primo conflitto mondiale svolgendo un
ruolo determinante nella formazione di molti
artisti italiani, tra cui anche i trentini
Luigi Bonazza e Luigi Ratini,
tanto da meritarsi nel 1909 una esposizione
alla Biennale di Venezia. Il pezzo
forte della mostra trentina è la tela ad
olio, che si intitola "Lucifero",
fino ad ora mai esposta in Italia. Fu
realizzata nel 1890, ma scoperta soltanto di
recente. Il dipinto raffigura il Lucifero,
l’angelo divino condannato a guardiano degli
inferi per colpa della sua superbia. Von
Stuck lo dipinge con toni cupi e inquietanti,
tanto da rimarcarne l’atteggiamento
malinconico e sconsolato. Sono esposti anche
molti altri disegni, incisioni, spunti
critici e biografici per comprenderne a
pieno l’opera dell’artista ribelle che non
si conformò alle correnti conservatrici
dell’Ottocento e alle avanguardie di inizio
Novecento, tra cui il Cubismo e il
Futurismo. I suoi quadri sono infatti
impregnati di simbolismo e di malizia:
centauri, fauni, ninfe,
dei e semidei che rappresentano
desideri e ossessioni dell’uomo, in pieno
contrasto con la morale dell’epoca. La
mostra di Palazzo delle Albere è
legata a doppio filo con quella di
Egon Schiele,
visitabile al Mart di Rovereto. Per
visitarle entrambe esiste la possibilità di
acquistare un biglietto unico del costo di
10 Euro. |
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Ci sono tante buone
ragioni per visitare questa mostra che il Mart, al
Palazzo delle Albere, in questi giorni, dedica al
tedesco «Franz von Stuck. Lucifero moderno» (fino
al 18 marzo).
La prima ragione, la più ovvia, è proprio l'opportunità di
ammirare per la prima volta in Italia la grande tela del «Lucifero»,
capolavoro giovanile di Stuck acquistato nel 1891 dal
principe di Bulgaria e oggi custodito presso la Galleria
nazionale d'arte di Sofia. La mostra offre preziose
indicazioni per la necessaria revisione critica di un
artista intrigante e contraddittorio, che fu tra i massimi
protagonisti in Europa della stagione di passaggio tra
Ottocento e Novecento,
tradizione e
avanguardia. Caposcuola della Secessione monacense,
Franz von Stuck, fu anche «l'ultimo grande maestro
dell'ultima grande Accademia d'Europa», il Caronte che
traghettò la generazione di Vassilij Kandinskij, Paul Klee e
Franz Albers. Proprio per la grandiosa, «luciferina»
duplicità del suo ruolo, von Stuck in Germania è ancora oggi
una figura ingombrante e irrisolta. E il percorso delle
Albere, pur mettendo a fuoco la fortuna italiana
dell'artista, in linea con l'itinerario di ricerca avviato
nel 2005 dalla mostra su
Max Klinger, propone
opere, spunti e riflessioni che riusciranno inediti anche a
nord delle Alpi. Nell'omaggio del Mart, Franz von Stuck si
staglia nella sua versatilità di pittore, scultore,
architetto,
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Von
Stuck - Ritratto di Maria sua figlia
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incisore,
fotografo e disegnatore. La mostra, ben spiegata
da un'efficace comunicazione espositiva, propone subito
l'incontro con la terrifica grandezza del «Lucifero»,
esposto con il corredo di due bozzetti preparatori. Lo
sguardo ipnotico e fosforescente di colui che fu chiamato «portatore
di luce», in una rappresentazione memore del «Pensieroso»
di Michelangelo e del «Pensatore» di Rodin, esprime il
distacco programmatico dal naturalismo impressionista a
favore di una pittura di idee. Il percorso prosegue con due
sale dedicate a Villa Stuck, la residenza che
l'artista progettò nei minimi particolari in accordo con il
suo ideale di opera d'arte totale. Illustrati in fotografie
d'epoca, l'architettura e gli interni dell'edificio, oggi un
museo, affiancano alle repliche dell'antichità le creazioni
simboliste di Von Stuck. La terza sezione presenta le
penetranti immagini fotografiche che attestano il doppio
approccio di Stuck alla nuova arte, utilizzata sia come
strumento preparatorio per la pittura che come valido
contributo alla lucida strategia di promozione della propria
immagine. In questo discorso si collocano anche gli
autoritratti dipinti, a cominciare da quello del 1906 che
Stuck, all'apice della fama, realizzò per gli Uffizi. La
sesta sala, cuore della mostra, mette in luce il successo
italiano dell'artista, che nel
1909 meritò
un'esposizione individuale alla Biennale di Venezia. Ne
risultò un fatto memorabile, che non si è più ripetuto: tre
grandi istituzioni museali italiane - il Museo Revoltella
di Trieste, la Galleria Internazionale d'arte moderna
di Venezia, la Galleria Restivo di Palermo -
acquistarono in contemporanea altrettante opere dell'artista.
Un altro quadro nel 1911 fu comprato dalla Galleria
nazionale di arte moderna di Roma. Il Mart per la prima
volta torna a riunire i quattro dipinti, manifesto
dell'originale interpretazione che von Stuck diede del tema
sacro e dell'antica mitologia, riletta con sensibilità fin
de siècle aperta all'erotismo e alla malizia. La mostra
continua con una selezione delle straordinarie vignette, che
aprirono la via alle invenzioni di Klee, e con le incisioni
all'acquaforte, utilizzate dall'artista per riprodurre le
sue opere più famose. L'ultima sezione presenta numerosi
disegni dalle maggiori collezioni tedesche, inediti per
l'Italia, spesso sconosciuti anche in Germania: nudi o «accademie»
eseguiti a carboncino o sanguigna con perizia anatomica, ma
già in odore di avanguardia nei tratti angolosi e vibranti.
Dove si chiude la mostra tridentina, si apre il percorso
della sede roveretana del Mart: il museo oggi collega l'arte
di von Stuck a quella di Egon Schiele, che per il suo
ritratto dell'ipnotista Eduard Kosmak si ispirò proprio al «Lucifero»
di Sofia e alla forza del suo sguardo.
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